Il momento giusto

        

“Un saggio una volta disse che la cosa più importante quando si va a una festa è sapere quando è il momento di andare via. Abbiamo costruito qualcosa di straordinario insieme. E ora è tempo di abbandonarla. Spero che i nostri fan capiscano che questa non è stata una decisione facile. Ma tutte le cose hanno una fine e noi abbiamo voluto finire bene, a modo nostro”.

Il momento è arrivato ed è quello giusto, indubbiamente. Le parole sono di Michael Stipe, il suo messaggio di addio ai fan sul sito dei R.E.M., accanto a quelli di Peter e di Mike. Parole semplici, franche, per annunciare lo scioglimento di uno dei più significativi gruppi musicali di sempre. Una comunicazione asciutta e dal taglio friendly che conferma l’unicità di questi artisti, persone normali prima che star. Parole che, nel lasciarmi senza fiato nonostante un esito che avevo facilmente profetizzato, mi hanno ricordato il testo di ‘Camera’, una loro vecchia canzone risalente al 1984: “When the party lulls, if we fall by the side. Will you be remembered?“.
Loro saranno ricordati di certo. Dischi e canzoni provvederanno a lavorare sulla memoria collettiva per tanti anni a venire e per nuove generazioni, come capita a tutti i gruppi o cantanti che sappiano ritagliarsi uno spazio importante anche al di là del tempo effettivamente concesso loro. Ci sono riusciti perché hanno saputo diventare per molti una presenza costante, una compagnia, una colonna sonora tra le poche realmente indelebili, coniugando il successo planetario con un’integrità artistica a dir poco straordinaria. Questo spiega in parte perché godessero ancora oggi di estimatori di lungo corso anche tra i critici e tra gli appassionati di musica indipendente. Quella era la loro provenienza, quello in un certo senso è rimasto il loro DNA fino alla fine, nonostante i contratti milionari con la Warner e le camionate di dischi puntualmente venduti.
Negli ultimi tempi qualcosa non funzionava più come prima. Il recente ‘Collapse Into Now’ è un album abbastanza misero proprio a livello di idee, sconfortante se rapportato al passato (tendenza al declino partita ai tempi di ‘Reveal’, per qualcuno già con l’addio del batterista Bill Berry nel 1997 e con il successivo ‘Up’) ma anche al presente live del gruppo, esaltante fino all’ultimo tour. Probabilmente oltre all’ispirazione si stava perdendo la voglia, e proprio per questo il loro serafico arrivederci impressiona e non può non lasciare con un sorriso. C’é il ringraziamento ai fan, c’é il senso di meraviglia ed appagamento per quanto fatto, non taciuto ma portato in primo piano, sbandierato. E più di tutto il resto c’é la consapevolezza del limite, quella “saggezza” evocata nello stringato ma sincero messaggio di Michael che dovrebbe colpire anche quelli che, a differenza del sottoscritto, non abbiano particolari legami verso la band di Athens. Dignità. Lasciare con dignità, prima di scadere in un circo sempre più fiacco alimentato solo e soltanto dal denaro, dalla propria mercificazione. Un esempio di onestà verso se stessi e verso i propri seguaci che non può lasciare indifferenti, oggi come oggi. Pur avendo abbracciato la fama, i R.E.M. si chiamano fuori con la stessa umiltà con la quale avevano cominciato, avendo poi conquistato un passo alla volta la stima di un così vasto pubblico. Questo loro carattere, anche questa loro esemplare armonia in quanto gruppo, sono gli ingredienti che hanno contribuito in maniera determinante, al pari della loro musica, a renderli così genuini ed ammirevoli, sempre. Una lezione superba, questo scioglimento, per tutti quei colossi ormai vuoti del baraccone musicale che non si schioderebbero dalle scene per nulla al mondo, anche se la loro vena d’oro si è esaurita da quindici, venti o più anni.

La foto in alto l’ho scattata alla fine del concerto di Torino (Palaisozaki) del settembre 2008, l’ultima delle cinque occasioni in cui ho avuto la fortuna di apprezzarli dal vivo (la prima, sempre qui a Torino, nel febbraio del 1995. Ne avevo scritto qui). Credo sia un bel modo per ricordarli, salutarli e ringraziarli. Sinteticamente, perché potendo mi dilungherei e non basterebbe un’intera pagina di questo blog. Quel giorno avevo percepito la loro stanchezza. Erano praticamente alla fine del mostroso tour mondiale di ‘Accelerate’, mancavano giusto un paio di date in Europa e qualcuna in Sud America. Fu un bel concerto, come al solito, anche se loro erano esausti e non lo nascosero dietro la generosità di sempre. Mi erano parsi un po svuotati. Passionali sì, ma quasi per senso del dovere, non più così entusiasti. Uscendo dal palazzetto pensai che quella sarebbe stata l’ultima volta. Mi sentii anche fortunato comunque: averli visti e rivisti lungo quasi quindici anni di viaggio, aver cantato con loro sotto il palco, un po’ come entrare a far parte di un mito e conservarne il lato più umano, l’amicizia.
E’ stato un vero privilegio, ragazzi. Grazie per tutto quello che siete stati, che siete e che sarete.

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